Ezio Comparoni - Silvio D'Arzo

Figura quanto mai schiva ed enigmatica nel panorama letterario del nostro Novecento, Ezio Comparoni, autore dagli innumerevoli pseudonimi, fra cui il più celebre è Silvio D'Arzo, ha esplorato nel breve arco della sua esistenza i più diversi territori dell'esperienza letteraria: poesia, saggio, racconto, romanzo breve.

Note biografiche

Ezio Comparoni nasce a Reggio Emilia il 6 febbraio 1920 da Rosalinda Comparoni, originaria della montagna reggiana, e da padre rimasto ignoto per l'anagrafe. Pur mancando di un mestiere sicuro, Rosalinda educò il figlio ad un vivo senso della propria dignità: gli indicò la via per un sicuro "riscatto" nello studio e nella cultura. Nella stessa modesta abitazione di via Aschieri, Comparoni visse sempre con la madre.

Le prime esperienze letterarie iniziano precocemente. In una lettera alla scrittrice Virginia Guicciardi Fiastri, datata 1929, si hanno le prime testimonianze della sua attività poetica.
Il volumetto "Maschere. Racconti di paese e di città", edito nel 1935, che in un centinaio di pagine raccoglie sette racconti, segna il precoce esordio letterario di Comparoni. Accanto all'inevitabile dipendenza dai modelli letterari (De Amicis, Verga, Fucini, D'Annunzio, Dostojevskij, ecc.), certe scelte tematiche (banditi, mendicanti, amanti gelosi, ecc.) inducono a non sottovalutare le suggestioni di quella letteratura minore (come le "storie" dei cantastorie), che costituiva verosimilmente un repertorio familiare.
Il ricorso allo pseudonimo (qui solo parziale: Raffaele C.) è confermato in tutta la produzione successiva, e con invenzioni diverse (Andrea Colli, Sandro Nedi o Nadi, ecc.), tra le quali finì per affermarsi "Silvio D'Arzo".
Grazie alla sua viva intelligenza, nonché alle risorse misteriosamente escogitate dalla madre, Ezio Comparoni poté superare l'esame di maturità classica a soli sedici anni.
Presso l'Università di Bologna Ezio Comparoni si laureò in Lettere ventunenne, discutendo una tesi di glottologia sui dialetti di Montericco e di Albinea.
Dopo numerose racconti ed altri scritti, a 22 anni pubblica il suo unico romanzo, "All'insegna del Buon Corsiero" (Firenze, Vallecchi) che narra, con divertita ironia, dell'intrusione di un fantastico diavolofunambolo fra gli ospiti e i servitori di una settecentesca locanda. Ascritto per lo più dalla critica all'ambito del realismo magico, piacque per la sua levità e sottile malizia. Ad esso è legata la fama dello pseudonimo Silvio D'Arzo.
A ventisette anni Comparoni insegnava lettere nelle scuole superiori reggiane. Intratteneva una fitta corrispondenza con editori e critici e si impegnava a fondo nella scrittura e nella riscrittura di più racconti, fra cui quello che diverrà Casa d'altri. Pubblicava intanto importanti saggi critici.
L'opera sicuramente più importante di Silvio D'Arzo è il racconto lungo Casa d'altri, uscito postumo nel 1953: l'edizione in volume seguì, di pochi mesi, quella su "Botteghe Oscure" (rivista internazionale di letteratura, pubblicata a Roma dal 1948 al 1959 con periodicità semestrale). Casa d'altri è stato definito da Eugenio Montale un racconto perfetto.
Morì di leucemia a Reggio Emilia, il 30 Gennaio 1952, a soli 32 anni.
"La sua figura dolce e fiera, sognatrice e temeraria – ha scritto Attilio Bertolucci – è rimasta a turbare la coscienza di quanti credono in una letteratura non effimera"
Ezio Comparoni nasce a Reggio Emilia il 6 febbraio 1920 da Rosalinda Comparoni, originaria della montagna reggiana, e da padre rimasto ignoto per l'anagrafe. Pur mancando di un mestiere sicuro, Rosalinda educò il figlio ad un vivo senso della propria dignità: gli indicò la via per un sicuro "riscatto" nello studio e nella cultura. Nella stessa modesta abitazione di via Aschieri, Comparoni visse sempre con la madre.
Le prime esperienze letterarie iniziano precocemente. In una lettera alla scrittrice Virginia Guicciardi Fiastri, datata 1929, si hanno le prime testimonianze della sua attività poetica. Il volumetto "Maschere. Racconti di paese e di città", edito nel 1935, che in un centinaio di pagine raccoglie sette racconti, segna il precoce esordio letterario di Comparoni. Accanto all'inevitabile dipendenza dai modelli letterari (De Amicis, Verga, Fucini, D'Annunzio, Dostojevskij, ecc.), certe scelte tematiche (banditi, mendicanti, amanti gelosi, ecc.) inducono a non sottovalutare le suggestioni di quella letteratura minore (come le "storie" dei cantastorie), che costituiva verosimilmente un repertorio familiare.
Il ricorso allo pseudonimo (qui solo parziale: Raffaele C.) è confermato in tutta la produzione successiva, e con invenzioni diverse (Andrea Colli, Sandro Nedi o Nadi, ecc.), tra le quali finì per affermarsi "Silvio D'Arzo".
Grazie alla sua viva intelligenza, nonché alle risorse misteriosamente escogitate dalla madre, Ezio Comparoni poté superare l'esame di maturità classica a soli sedici anni. Presso l'Università di Bologna Ezio Comparoni si laureò in Lettere ventunenne, discutendo una tesi di glottologia sui dialetti di Montericco e di Albinea.
Dopo numerosi racconti e altri scritti, a 22 anni pubblica il suo unico romanzo "All'insegna del Buon Corsiero" (Firenze, Vallecchi) che narra, con divertita ironia, dell'intrusione di un fantastico diavolofunambolo fra gli ospiti e i servitori di una settecentesca locanda. Ascritto per lo più dalla critica all'ambito del realismo magico, piacque per la sua levità e sottile malizia. Ad esso è legata la fama dello pseudonimo Silvio D'Arzo. A ventisette anni Comparoni insegnava lettere nelle scuole superiori reggiane. Intratteneva una fitta corrispondenza con editori e critici e si impegnava a fondo nella scrittura e nella riscrittura di più racconti. Pubblicava intanto importanti saggi critici.
L'opera sicuramente più importante di Silvio D'Arzo è il racconto lungo "Casa d'altri", uscito postumo nel 1953: l'edizione in volume seguì, di pochi mesi, quella su "Botteghe Oscure" (rivista internazionale di letteratura, pubblicata a Roma dal 1948 al 1959 con periodicità semestrale). "Casa d'altri" è stato definito da Eugenio Montale un racconto perfetto.

Morì di leucemia a Reggio Emilia, il 30 Gennaio 1952, a soli 32 anni.

"La sua figura dolce e fiera, sognatrice e temeraria – ha scritto Attilio Bertolucci – è rimasta a turbare la coscienza di quanti credono in una letteratura non effimera"