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La basilica di San Prospero e la vendita di Dresda

Reggio Emilia pagò, nel corso del Seicento, un prezzo altissimo all'amore per l'arte dei duchi estensi. Le chiese reggiane furono infatti spogliate di opere del Correggio, del Procaccini, dei Carracci, del Reni, dello Spada e del Tiarini.
La basilica di San Prospero e la vendita di Dresda

interno Pinacoteca Dresda

La diretta conseguenza di alcune scorrette strategie politiche, diplomatiche e militari di Francesco III d’Este, che regnò dal 1737 al 1780 e passò alla storia come il duca illuminista di Modena, fu un esilio.Peccato che nell’arco dell’esilio si verificò anche un disastro. Con le finanze ducali, già in gran parte depauperate dallo stile di vita di Carlotta Aglae d’Orléans, la capricciosissima e spendacciona consorte francese, nel 1746 il duca decise di vendere al re di Polonia Federico Augusto III cento preziosissimi capolavori della quadreria di famiglia, che gli valsero un’ingente somma di denaro (100.000 zecchini d’oro). Questo episodio, considerato come una delle più importanti vendite di opere dell'arte italiana del XVI e XVII secolo, nonché uno dei più significativi episodi del collezionismo europeo, è comunemente chiamato Vendita di Dresda.

Una vendita che incise irrimediabilmente sul patrimonio artistico estense, con tele come L'adorazione dei pastori di Correggio, meglio nota come La Notte, imballate in fretta e trasferite in Germania dove tuttora, all’interno della illustre Gemäldegalerie di Dresda, «testimoniano di quanto meritata fosse la rinomanza della pinacoteca dei duchi di Modena». Sui carri che si apprestavano ad attraversare le Alpi c'erano numerose opere che, pur mancando da diversi decenni dalla città, provenivano da chiese reggiane. Reggio Infatti aveva, nel corso del Seicento, pagato un prezzo altissimo all'amore per l'arte dei duchi estensi, amore che si era spesso esplicitato in una rapinosa spogliazione di chiese, oratori e conventi, con opere del Correggio, del Procaccini, dei Carracci, del Reni, dello Spada, del Tiarini, diventati parte della collezione modenese, privando la città di autentici capolavori. E così anche le opere più prestigiose della Basilica di San Prospero come "L'Adorazione dei Pastori" del Correggio, la "Madonna di San Matteo" di Annibale Carracci e la" Madonna e tre Santi" del Reni, dopo essere state vergognosamente asportate dagli originari altari, finirono prima nella collezione estense e più tardi presero la via di Dresda, capitale della Sassonia, per appianare i debiti dei duchi. Sugli altari della Basilica di San Prospero rimangono ora le copie fedeli del Boulanger e dello Stringa eseguite nel corso del XVII secolo.

Insieme ai Correggio (ben quattro) partirono quadri di Tiziano, di Annibale Carracci, di Guido Reni, di Girolamo da Carpi e dello Scarsellino, quadri affastellati su cinque carrozzoni e avviati a destinazione definitiva, senza più ritorno. Il duca non pianse più di tanto su quella funesta decisione che gli consentì di rientrare (lui sì) a Modena da gran signore. La duchessa poi non pianse affatto, ritrovandosi (almeno per un po’) il portafoglio pieno. In occasione delle celebrazioni del quarto centenario di Modena Capitale (1598-1998) la bella mostra Sovrane Passioni. Le raccolte d’arte della Ducale Galleria Estense, curata dall’allora Soprintendente Jadranka Bentini, cercò di colmare temporaneamente il vuoto riportando a Modena alcuni capolavori perduti. Il catalogo omonimo e la raccolta di saggi (Federico Motta Editore, 1998) che accompagnarono l’evento restano tuttora due pietre miliari nella ricostruzione del collezionismo estense.

 

Interno della Basilica di San Prospero, Reggio Emilia

I tesori della Basilica

1. L'Adorazione dei pastori (conosciuta anche come la Notte, in foto) è un dipinto a pittura a olio, databile al 1525-1530 circa e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda. È in assoluto uno dei capolavori di tutta la produzione artistica del Correggio e uno degli esempi più affascinanti del genere notturno nell'arte italiana del Cinquecento. Il quadro, fu commissionato nel 1522 da Alberto Pratonieri (proprietario del vicino Palazzo, ora sede Unicredit) e posto sull'altare della cappella di famiglia, nella Chiesa di San Prospero di Reggio Emilia.  L'opera ben rappresenta le novità che il Correggio introduce nelle pale d'altare negli anni della sua maturità e che diventeranno patrimonio comune di tanta pittura posteriore. La composizione fortemente asimmetrica, la disposizione dei personaggi secondo un taglio in diagonale, l'ambientazione dell'evento nel paesaggio dimostrano con quanta libertà il pittore si ponga nei confronti del severo classicismo romano. Ma è soprattutto con l'uso della luce, una luce miracolosa che emana dal Bambino, fulcro della composizione, e che riverbera sul viso dolcissimo della Madonna, sugli astanti abbagliati, sugli angeli che dal buio irrompono a frotte, che il Correggio, realizzando uno dei primi notturni della storia dell'arte, crea un'atmosfera carica di intimo lirismo e un forte coinvolgimento emotivo. La fortuna della Notte fu veramente straordinaria. Moltissimi pittori italiani e stranieri (come El Greco, Rubens) si recarono a Reggio per ammirarla. Nonostante i numerosi tentativi di acquistarla, avanzati da importanti collezionisti – celebri sono le richieste del re di Spagna tramite il suo pittore di corte Diego Velázquez – la “famosissima” Notte di Reggio rimase in Italia fino alla vendita del 1746.

 

Correggio, Adorazione dei Pastori (La Notte)
A.Carracci, La Madonna di S. Matteo
A.Carracci, La Madonna di S. Matteo
Guido Reni, Madonna in trono con tre Santi


2.
Se la Notte è una delle pochissime opere dipinte dal Correggio per la nostra città, la Madonna di San Matteo di Annibale Carracci, commissionata dall'Arte dei Meranti del Panno per la cappella da loro Patrocinata, sta a testimoniare gli intensi rapporti che il pittore bolognese ebbe con la comunità reggiana negli anni che precedettero la sua partenza per Roma: dal 1587 al 1595, infatti, ben cinque sue grandi pale giunsero a Reggio. In questa opera la Madonna, seduta su un alto trono, è circondata dai Santi Giovanni Battista, Francesco e Matteo; sullo sfondo un brano paesaggistico suggerisce l'ambientazione "eroica" nella quale avviene la Sacra Conversazione. I gesti eloquenti e la puntuale caratterizzazione dei personaggi, frutto di un'adesione convinta ai dettami della Controriforma, rendono la scena altamente persuasiva. Anche se la strutturazione asimmetrica della composizione e la cromia vibrante e sontuosa vengono riprese dalla pittura veneta di Tiziano e Veronese, e dal Correggio vengono recuperate peculiari tipologie di personaggi, tuttavia tali espliciti riferimenti sono magistralmente subliminati da Annibale in un discorso figurativo nuovo e personalissimo.

3. Uno schema compositivo simile a quello della pala del Carracci lo ritroviamo anche nella Madonna e tre Santi realizzata da Guido Reni nel 1621, dopo il suo trionfale soggiorno romano; l'atmosfera che la pervade è tuttavia più intima e raccolta. I Santi Crispino, Crispiano e Paolo, figure di grande dignità formale, si dispongono ai piedi della Madonna assisa su di un trono rialzato; un moto ascensionale che parte dal basso a destra, con ritmo lento e pausato, culmina nella figura serpentinata del Bambino. L'uso di colori accordati sui toni scuri,impreziositi da raffinate velature e incarnati accesi dalla luce calda di un tramonto, conferiscono alla pala commissionata dall''Arte dei Calzolai una dimensione fortemente evocativa. 

Dresda: https://www.skd.museum/it/visita/pinacoteca-dei-maestri-antichi/
Fonti: articolo Tv qui, La Basilica di San Prospero a Reggio Emilia, a cura di Corrado Iotti e Giancarlo Grassi, Ed. Diabasis