Itinerario Tricolore

Percorso storico-artistico di circa un'ora alla scoperta degli angoli più nascosti del centro cittadino. Un itinerario incentrato sulla storia della città e dei suoi monumenti, legati alle vicende storico-politiche della bandiera tricolore.

Itinerario: In centro storico
Durata: 1 ora circa
Difficoltà: facile
Lunghezza: 5 km circa

 

Reggio Emilia è conosciuta in tutta Italia, e non solo, come la città che ha “dato alla luce” la bandiera Tricolore, la bandiera nazionale che oggigiorno tutti celebriamo. Ma perché proprio Reggio? Cosa ha spinto i rappresentanti delle città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, a riunirsi in Congresso nell'ex archivio del ducato, poi diventato Sala del Tricolore?
Scopriamolo insieme in questo itinerario! Passo dopo passo, capiremo come le vicende politiche della città si legano indissolubilmente all'evoluzione storico artistica dei monumenti e degli edifici storici del centro cittadino. Un percorso di circa un'ora alla scoperta di quegli ideali di libertà ed indipendenza, che hanno guidato l'Italia nella sua piena affermazione di Stato Nazionale.

 

Gli Estensi

Alla fine del '700 Reggio apparteneva agli Estensi che avevano stabilito a Modena la capitale del loro piccolo ducato. Le condizioni economiche e politiche in cui versavano i territori estensi, a causa delle susseguirsi delle campagne di guerra, avevano portato alla scomparsa dell'arte della lana e avevano ridotto al minimo quella della seta, fonte primaria di benessere per la città.

Le corporazioni reggiane

Agli inizi del '500 Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, aveva patrocinato personalmente l'introduzione in città dell'arte della seta, destinata, nel corso del secolo, a trasformarsi in una forte occasione di arricchimento per la città. Ma tanto l ’arte della lana quanto quella della seta non avrebbero potuto esistere senza il Canale Maestro: l’acqua metteva in moto i filatoi , veniva utilizzata nella tintura ed era inoltre necessaria per i bagni e i lavaggi. Rimane traccia di queste antiche e importantissime corporazioni in due Palazzi della città: Palazzo dei Mercanti del Panno (caratterizzato dal bellissimo capitello a forma di Ariete), e Palazzo Busetti (in foto), ispirato ai disegni dei coevi edifici romani e costruito a metà del Seicento dalla famiglia Busetti, facoltosi e influenti produttori e mercanti di seta.

 

 

Il dissenso politico

Sul principio degli anni novanta il malcontento generale dava luogo alle prime manifestazioni di dissenso politico. Nella primavera del 1796, il Duca, appena informato dell'ingresso delle truppe napoleoniche in Italia, abbandonava in fretta e furia Modena per rifugiarsi a Venezia, delegando ad un consiglio di reggenza le trattative d'armistizio con i francesi.

Arco del Follo e arrivo di Napoleone a Reggio

Il progetto originario dell’Arco del Follo risale all’anno 1797 ed è opera dell’architetto Domenico Marchelli. Il monumento si inserisce nel complessivo rifacimento del lato nord della via Emilia, quando furono abbattuti i portici e costruito l'attuale allineamento di palazzi in stile neoclassico. Sul fronte si nota l’iscrizione originaria in latino in cui si ricorda come i cittadini reggiani, usando denaro pubblico, resero onore a Napoleone impegnandosi alla riqualificazione di una parte di città. L'arco reca, come motivi decorativi, due ghirlande d’alloro e un festone al centro, oltre ai due bellissimi angeli in perfetto stile neoclassico. Fu innalzato nel 1805 per ricordo del passaggio a Reggio di Napoleone, una iniziativa simile a quella intrapresa da altre città dell'epoca.

 

 

 

L'albero della libertà

La mattina del 26 agosto, sulla piazza principale della città, era comparso, come un presidio esplicito e definitivo, l'albero della libertà. Dopo quattro secoli la città scioglieva così i vincoli di sudditanza ducale. Sulla facciata di alcuni edifici lo stemma del Comune e la scritta Repubblica reggiana avevano sostituito l'aquila degli Este.

Lo Stemma comunale

La riquadratura pittorica su intonaco recante lo stemma civico graffito a fresco databile all'anno 1796, ha un valore storico di assoluto rilievo poiché costituisce l'unico esemplare superstite del simbolo rappresentativo del Comune di Reggio istituito al tempo della Repubblica Reggiana (proclamata in data 26 agosto 1796) e dipinto sul fronte degli edifici pubblici, compreso quello dell'Orfanotrofio femminile (oggi Istituto scolastico San Vincenzo).

 

 

 

 

La Repubblica Cispadana

Tra il 16 e il 17 ottobre di quell'anno si incontrarono a Modena i cento delegati delle Repubbliche per votare la costituzione della Repubblica Cispadana con la nomina di quattro governi provvisori rappresentativi: Reggio, Modena, Bologna e Ferrara. Il congresso successivo, destinato a formalizzare il nuovo assetto statuale della Repubblica Cispadana, si sarebbe svolto, di lì a poco, nella vicina città di Reggio Emilia. Già dal giorno dopo però, a Reggio, erano stati simbolicamente abbattuti i portoni del Ghetto Ebraico, nel quale gli ebrei reggiani erano stati richiusi, per volere ducale, dal 1671.

Il Ghetto ebraico

La costruzione del Ghetto ebraico risale all' anno 1669 data in cui la duchessa reggente Laura Martinozzi decise la sua costruzione e il trasferimento di tutti gli ebrei lungo le attuali via dell'Aquila (il cui nome deriva dall'aquila estense allora posta sul portone a ricordo della costituzione del ghetto), via Monzermone, via Caggiati, via della Volta (chiamata così a causa della volta che si affaccia sulla via Emilia in cui era posta una delle sette porte del quartiere), via Gennari e via San Rocco. Con l’arrivo delle armate napoleoniche il 18 ottobre 1796 a Reggio Emilia (in anticipo rispetto a Modena) furono abbattuti i portoni del ghetto, aprendo la stagione della prima emancipazione ebraica. Con l'insediamento del nuovo regime austro-ungarico (1814) si istituì una zona di residenza obbligata ma priva dei portoni. Solo a partire dal 1859, gli ebrei reggiani ottennero la parificazione a tutti gli altri cittadini del nascente stato italiano.


La nascita del Tricolore

Il 27 dicembre 1796, la Sala che il Bolognini aveva progettato per ospitare l'archivio ducale, divenne la sede del primo Parlamento italiano dell'epoca moderna e si proclamava la Repubblica reggiana, una ed indivisibile. Durante la seduta del 7 gennaio 1797, presieduta dall'enciclopedista Giuseppe Compagnoni, si era deliberato di assumere, ad emblema della repubblica, Il Tricolore (già utilizzato in Lombardia come bandiera di reggimento) a bande orizzontali, sul modello francese, recante al centro il turcasso con quattro frecce, simbolo dell'unione delle quattro città, con ai lati le iniziali della Repubblica Cispadana.

I colori

I vessilli reggimentali della Legione militare Lombarda presentavano dei colori fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione: il bianco e il rosso, comparivano nell'antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell'Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera.

 

 

 

La bandiera proibita

Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna (1814/15), il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, in tutta Italia fino alla sua completa affermazione.

L'affresco tricolore

La volta del Teatro Valli ospita otto medaglioni, dipinti da Domenico Pellizzi per celebrare le glorie del teatro italiano. I personaggi descritti nella volta sono: Metastasio, Pergolesi e Bellini nel riquadro del Melodramma (sopra l'ingresso), Goldoni, Nota e Cecchi nel riquadro della Commedia (a sinistra), Viganò e Gioia nel riquadro della Coreografia (sul boccascena) e infine Alfieri, Monti ed Andrea Maffei nel riquadro della Tragedia (a destra). Con l’immagine del Maffei, l'unico personaggio non storicizzato, la volta del Teatro Municipale, entra a pieno titolo nel Risorgimento Italiano. Il famoso salotto milanese, gestito dalla moglie Clara, per distrarsi dalla perdita della figlia, divenne un fondamentale luogo di ritrovo dapprima per artisti e letterati e, in seguito, occasione di supporto per i patrioti impegnati nell’insofferente protesta contro gli austriaci. Un altro particolare della volta, avvolto da mistero e leggenda, è l'affresco della Coreografia. Mascherato, ma non troppo, il tricolore era ben visibile da tutto il teatro, eccetto dal duca, che, dall'alto del palco reale, aveva la visuale oscurata dall'imponente lampadario.

 

Il Quarantotto

Un'ondata rivoluzionaria percorse tutta l'Europa, facendo del 1848 "l'anno dei miracoli". Le rivoluzioni di Parigi e di Vienna innescarono le insurrezioni di Milano e di Venezia. I milanesi, in cinque giornate di lotta accanita costrinsero gli austriaci a ritirarsi dalla città. Quasi contemporaneamente, si costituì la Repubblica Romana che decise di adottare come bandiera il tricolore, come del resto già avevano fatto i governi provvisori dei Ducati dell'Italia settentrionale sorti dopo la fuga degli antichi sovrani. Papa Pio IX venne acclamato, assieme a Carlo Alberto, come il liberatore dell’Italia e il suo volto comparve sempre più spesso associato al tricolore, in bandiere e in fazzoletti patriottici. Le bandiere tricolori ripresero a sventolare in molte città d’Italia nel 1859 e nel 1860 per accompagnare la spedizione garibaldina dei Mille.

Porta Santa Croce

Nel 1858 iniziarono lavori di restauro alla porta medievale, ai quali concorse, con la somma di L.15.000, il duca Francesco V d’Este. Proprio per questa donazione si decise di intitolare la porta al duca e di apporvi degli stemmi con l’aquila simbolo della famiglia estense. Nel 1859 scoppiò la rivoluzione e, con il cambiamento del governo e la cacciata degli estensi, alla porta venne riadattato lo stemma sostituendo l’aquila estense con la croce di casa Savoia. Il 19 agosto 1859, accolto calorosamente dal “popol giost”, passò da questa porta il generale Giuseppe Garibaldi per recarsi nella bassa reggiana a ispezionare come comandante le truppe della lega militare piemontese raccogliendo volontari nelle province.

 

Reggio Emilia - Nuovo museo del TricoloreLa storia continua....

al Museo del Tricolore

Il percorso espositivo si articola secondo due linee parallele: la storia della bandiera nazionale, dalle sue origini alla conquista dell’indipendenza e dell’unità del Paese, e la storia delle vicende politiche di Reggio Emilia, dalla nascita della Repubblica Reggiana nel 1796 alle testimonianze del contributo offerto dai reggiani alle battaglie per il riscatto nazionale. Infine, nel 2017, in occasione di una generale revisione dei percorsi e della definizione di un nuovo ingresso dedicato al Museo, è stata inaugurata una sezione dedicata alla contemporaneità che ha accolto, accanto a nuovi spazi laboratoriali, l’importante nucleo di opere del progetto Novanta artisti per una bandiera, allestito al piano terra.

Il museo si trova in Piazza Casotti - Ingresso libero. Orari di visita: Dal martedì al venerdì: 9-12 ; Sabato e Domenica: 10-13 e 16-19.  Visite guidate ogni sabato e domenica ore 17 e ogni domenica ore 11 (minimo 4 partecipanti, costo 4 €).

 

 

Approfondimenti

◊ Reggio e il Tricolore
Tricolore che passione! - Fumetto tricolore
Itinerario Tricolore - pdf