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Teatro Municipale Romolo Valli

Il maestoso complesso del Teatro, circondato dai giardini pubblici, caratterizza il centro della città. Ospita annualmente una prestigiosa stagione lirica e concertistica oltre ad una ricca rappresentazione di balletti.

Indirizzo e contatti

Reggio Emilia - Piazza Martiri del 7 luglio
Telefono 0522 458811 Portineria
Telefono 0522 458854 Biglietteria I Teatri
Telefono 0522 458938 Archivio Mediateca

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Sito web GiraReggio

Visite guidate

Il Teatro Segreto: visite guidate al Teatro Valli

Come arrivare

Google Maps Reggio nell'Emilia - centro storico

Il teatro è raggiungibile in macchina parcheggiando all'ex caserma Zucchi, in Piazzale Vallisneri, al parcheggio Aci o nei controviali presso l'hotel Mercure Astoria. Dalla stazione FF.SS. è raggiungibile con gli autobus diretti in centro storico.

Cenni storici

L'incendio

Nella notte tra il 21 e il 22 aprile 1851 un incendio distrusse il Teatro di Cittadella (che sorgeva dal 1741 nel posto occupato attualmente dal Teatro Ariosto), ossia il luogo in cui la comunità era solita riunirsi durante le stagioni teatrali che si svolgevano nel tempo di carnevale (dicembre-febbraio) e in quello della fiera della Madonna della Ghiara (aprile-giugno). L’improvvisa perdita del luogo deputato agli spettacoli innescò un vorticoso movimento, dentro la Municipalità, per cercare di trovare una soluzione, in tempi brevi, che permettesse di salvare in extremis la stagione dell’imminente periodo di fiera.

Veduta delle antiche mura della Cittadella.
Sullo sfondo il Teatro della Cittadella. Olio di Alessandro Prampolini

La ricostruzione

Incaricato l'architetto modenese Cesare Costa,i lavori iniziarono immediatamente e procedettero in modo assai spedito, anche grazie all’utilizzo massiccio di manodopera locale. Per trovare i fondi necessari alla costruzione, fu necessaria l’estensione temporale della tassa sul sale, l’introduzione di un’altra imposta comunale, fu acceso un prestito dalla Municipalità e si diede il via alla vendita dei palchi, che furono acquistati sia dai nobili (che detenevano, in questo, un vecchio diritto di prelazione legato alle proprietà dei palchi del teatro incendiato), ma anche da professionisti (professori, medici, avvocati, per lo più di origine ebrea), che costituivano, nella Reggio di allora, una classe particolarmente rappresentativa e potente. La costruzione del teatro fu un processo talmente importante per la città da innescare un vero e proprio ripensamento della destinazione d’uso dell’ambiente circostante: alcune costruzioni furono abbattute, sia perché non confacenti con lo spirito e il nuovo volto che il posto andava assumendo, sia per ricavarne materiali necessari alla costruzione del teatro stesso (come avvenne per le antiche carceri di Cittadella). Se si considera, d’altra parte, la dimensione della città di allora – una piccola città di provincia, con una popolazione sotto i 30.000 abitanti – risulta più chiara e lampante la lungimiranza della Comunità, oltre che l’enorme sforzo che la Fabbrica significò per essa. L’intenso movimento di artigiani, una parte dei quali provenivano addirittura da Milano, comportò anche l’introduzione di innovazioni tecniche importanti, come l’illuminazione a gas, che avrebbe sostituito il vecchio sistema di illuminazione a candele e per la quale fu costruito un gasometro, che, realizzato per il teatro, in realtà, divenne funzionale a tutta la città.

Il Teatro Municipale in costruzione.
In primo piano la Chiesa di San Nazaro ed altri edifici della Cittadella che verranno poi demoliti.

L'architettura

Come d’uso nei teatri all’italiana, l’impianto dell’edificio è diviso in tre fasce: l' ingresso con il ridotto, la platea ed i palchi e, per finire, il palcoscenico. Ciascuna parte è collegata alle altre attraverso corridoi, scale di rappresentanza e di servizio. La facciata principale è esposta a sud ed è ritmata da un portico dorico, composto da dodici colonne e sovrastato da terrazze, accessori agli spazi del ridotto, che avrebbero consentito al pubblico di godere la vista dall’alto delle aree circostanti. In corrispondenza della loggia, 20 statue alte 3 metri ornano la facciata con figure che alludono all’istruzione e al diletto.

La sala, a ferro di cavallo, comprende la platea, quattro ordini di palchi (106 palchi in totale) e il loggione gradinato (Galleria), per un totale di circa 1.150 posti.
Al centro del secondo ordine di palchi si trova l’antico palco ducale, poi divenuto palco reale, utilizzato, in tempi più recenti, come palco di rappresentanza per ospiti illustri. Alle spalle di ogni ordine di palchi corrono ampi corridoi, sui quali si affacciano, in corrispondenza di ogni palco, i camerini (o retropalchi), di proprietà degli stessi palchettisti, che li utilizzavano per intrattenere i loro ospiti. Molti di essi, oltre ad un arredo da salotto, possedevano anche una piccola cucina, che permetteva la preparazione di pietanze, solitamente consumate durante gli intervalli degli spettacoli o, anche, durante le parti di essi ritenute meno interessanti dal punto di vista vocale. Molto di essi hanno un semplice intonaco bianco alle pareti, ma alcuni risultano affrescati e, dunque, di particolare bellezza e interesse. Due scaloni dall’atrio portano ai vari ordini e anche al loggione, al quale, in passato, però, si accedeva da una scala esterna separata, proprio a significare la separatezza in cui si voleva tenere il pubblico proletario che vi accedeva, da quello borghese e nobile che occupava i palchi.

Le decorazioni

La volta della sala ospita 8 medaglioni dipinti dal reggiano Domenico Pellizzi (1818-1875), per celebrare le glorie del teatro italiano. I riquadri maggiori rappresentano: il Melodramma, con Metastasio, Pergolesi e Bellini sovrastati dalla Gloria, la Tragedia, con Alfieri in primo piano, Monti e Andrea Maffei, la Coreografia, con Viganò e Gaetano Gioia e la Commedia, con Goldoni, cui si accompagnano gli ormai obnubilati Alberto Nota e Giovanni Maria Cecchi. I riquadri minori rappresentano allegorie delle Arti Teatrali, viste nel diverso atteggiarsi di putti. Tutte le decorazioni, sia del soffitto, sia dei parapetti dei palchi e del loggione, sia delle altre parti visibili della sala, sono ricoperte d’oro zecchino.

Nel 1853 fu commissionato il sipario ad Alfonso Chierici, che venne a Reggio a dipingerlo nel dicembre del 1857 (quindi, lo stesso anno dell’inaugurazione, ma posteriormente ad essa) e il cui soggetto scelto fu «Il Genio delle Belle Arti italiane che invita ad ispirarsi nelle glorie della storia Patria». Contemporaneamente, si pose il problema delle decorazioni. Dopo aver vagliato diversi nomi e curricola di artisti – perlopiù reggiani, ma non solo – Girolamo Magnani (già decoratore del Teatro Regio di Parma) fu designato come supervisore dei lavori e a lui fu dato incarico di inventare ed eseguire la maggior parte delle decorazioni.

 

L'inaugurazione

Dopo un periodo funestato da difficoltà finanziarie e da un grave periodo di carestia (settembre 1853), le vicende della costruzione del teatro presero nuovo vigore e interesse nel 1855, quando Carlo Ritorni – uomo illuminato e cultore delle arti – venne nominato podestà della città. Il nuovo “Teatro Comunitativo” – come venne chiamato – fu inaugurato il 21 aprile 1857, con un’opera di Achille Peri, il Vittor Pisani, diretta dallo stesso autore. È ormai storia il debutto di Luciano Pavarotti a Reggio in Bohéme, nel 1961, subito dopo aver vinto il Premio Peri, un concorso per giovani cantanti lirici cui la città di Reggio Emilia aveva dato vita.

Nel 1980, sull’onda della commozione generata dalla prematura scomparsa del grande attore reggiano Romolo Valli, la città decise di intitolargli il maggior teatro della città, che da allora si chiamerà Teatro Municipale Romolo Valli.

Teatro Municipale pochi anni dopo la costruzione. Fototeca Panizzi

 

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