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La Sinagoga e il Ghetto Ebraico

L'insediamento del ghetto ebraico nella città risale circa alla seconda metà del XVII secolo ed era compreso fra le vie: Caggiati, della Volta, dell'Aquila, Monzermone.

Indirizzo e contatti

Via dell'Aquila, 3 - 42121 Reggio Emilia
Enciclopedia storica dell'Ebraismo reggiano-ESTER
GiraReggio

Orari

La sinagoga è aperta solo in occasione di mostre o eventi organizzati.
Sono possibili visite in altri momenti contattando preventivamente: giovanni.guidotti@comune.re.it / 0522 456086

Come arrivare

La sinagoga si trova in centro storico, nell'area dell'antico ghetto ebraico. Vedi mappa soprastante.

Il ghetto ebraico

All'inizio del XV secolo le prime famiglie ebree ottennero dal Senato di Reggio il permesso di insediarsi nella nostra città, per esercitarvi il prestito di denaro ad interesse, attività all'epoca vietata ai cristiani. Dal 1413 in poi, si assistette ad un progressivo incremento della popolazione ebraica nella nostra città, dedita principalmente alla produzione e commercio della seta, dei tessuti e delle granaglie, oltre alla, già nota, attività di prestito. 

Con la cacciata degli Ebrei Sefarditi dalla Spagna, avvenuta nel 1492, una consistente ondata migratoria si riversò verso la nostra penisola e sopratutto nelle città del Ducato Estense, visto il clima di relativa tolleranza instaurato dai Principi di Ferrara nei confronti degli israeliti. Una seconda e più consistente ondata migratoria si verificò nel 1597, all'indomani del trasferimento degli Este a Modena, dopo la cessione di Ferrara allo Stato della Chiesa. Il clima di tolleranza era ormai destinato a cessare: a Reggio Emilia passò più di un secolo prima che venisse messa in pratica la disposizione papale (bolla "Com nimis absurdum" di Papa Paolo IV - 1555) sull' istituzione del ghetto.

La duchessa Laura Martinozzi, vedova del duca Alfonso IV e reggente lo Stato a nome del figlio minorenne Francesco II, dispose che gli ebrei reggiani fino a quel momento "dispersos per urbem" venissero obbligati a risiedere nelle vie attualmente denominate, San Rocco, Caggiati, della Volta, dell'Aquila e Monzermone. Era la nascita del ghetto. Nel 1673 circa 885 persone vennero costrette a trasferirsi e vivere negli spazi angusti e malsani del Ghetto, con la conseguente nascita di "una città nella città".

 

Agli ebrei era concesso commerciare e uscire dal Ghetto soltanto di giorno (i portoni, sorvegliati notte e giorno da guardiani cristiani, venivano chiusi al tramonto e riaperti all'alba) indossando obbligatoriamente un segno di riconoscimento: a Reggio Emilia venne scelto il nastro rosso, legato al cappello per gli uomini,e in vista per le donne. In via dell'Aquila, denominata anche Contrada secondo ghetto o Scuola Grande, nel 1673 venne edificata la Sinagoga maggiore.

Nel corso dell'Ottocento , con l'arrivo di Napoleone in Italia e la creazione della Repubblica Cispadana (conseguentemente alla cacciata degli Este), vennero simbolicamente abbattuti i portoni del ghetto e l'obbligo di risiedervi. Passato il ventennio napoleonico e ristabilito il governo estense, il nuovo duca Francesco IV ordino la ricostituzione del ghetto, anche senza il ripristino dei portoni. Questo, fu definitivamente abolito nel 1859, con l'annessione degli Stati estensi al Regno di Sardegna. Durante il Risorgimento, numerosi ebrei reggiani parteciparono ai moti e alle guerre per l'unità sentendosi, per la prima volta nella storia, cittadini tra cittadini. Esemplare è il caso di Ulderico Levi, nominato senatore del Regno e grande finanziatore di opere pubbliche in città (si cita ad esempio l'acquedotto cittadino e il restauro del Teatro Ariosto dopo l'incendio del 1851).Levi morì all'alba del fascismo. Le leggi razziali del 1938 fecero compiere al processo di emancipazione una marcia indietro secolare. Il provvedimento, come nel resto d'Italia, colpì al cuore la comunità ebraica reggiana, i cui membri furono costretti in gran parte alla fuga all'estero o all'isolamento dalla vita civile. Seguirono anche in terra reggiana anni di insistenti campagne antisemite culminate nel 1943 con la cattura e la deportazione di 10 ebrei ad Auschwitz. Tutti finirono nelle camere a gas. Nel dopoguerra gli ebrei reggiani si ridussero a poche unità e, non riuscendo a formare il "minian", ossia il numero minimo di maschi adulti per celebrare il culto, confluirono nella Comunità di Modena.

La Sinagoga

Va ricordato che gli Ebrei si trovarono a dover risolvere, nell'angusto spazio del Ghetto, tutti i problemi inerenti al culto, all'istruzione, alla sepoltura dei defunti. Nel 1669 (secondo le disposizioni della duchessa Martinozzi) venne soppressa la principale Sinagoga cittadina, che sorgeva presso la chiesa di San Giovannino.Si dovette attendere però il 1672 per l'inizio dei lavori del nuovo tempio ebraico all'interno del ghetto. Nel 1755 venne commissionato un nuovo Aron allo scultore Agostino Canciani: si trattava dell'elegante tabernacolo ligneo destinato a contenere il Sefer Torà (rotolo della legge). Oggi il manufatto, scampato ai saccheggi dell'ultimo conflitto mondiale, si trova presso un oratorio ad Haifa, in Israele.

Dopo alcuni interventi che, nell'arco di due secoli, tentarono di ridefinire morfologicamente l'immagine sacra dell'edificio, soprattutto nei suoi aspetti ornamentali, nel 1849, preso atto del grave stato di degrado dell'edificio, si decise di ricostruire il tempio. La sua elaborazione progettuale risultò fin dall'inizio piuttosto complessa: i problemi costruttivi di natura architettonica e simbolo/religiosa, si imposero come fondanti chiavi di lettura dell'intera fabbrica. Il progetto venne affidato al reggiano Pietro Marchelli e portato a compimento nel gennaio del 1858. A seguito dei bombardamenti su Reggio del 1944, il tempio perse la sua funzione religiosa e venne nei decenni seguenti adibito a diverse funzioni (in promo luogo tipografia), rimanendo poi abbandonato dopo il crollo della cupola a metà degli anni Cinquanta. Alla fine degli anni Novanta è stato fatto un primo cospicuo intervento di restauro con il ripristino degli elementi decorativi di facciata e della morfologia volumetrica degli spazi interni, concluso nel 2003 con il restauro della cupola, seguendo integralmente il progetto di Marchelli.

Sulla facciata è stata posta una targa che ricorda i dieci ebrei reggiani vittime della deportazione.


Curiosità

Un omaggio permanente ai dieci ebrei reggiani morti a Auschwitz: le Pietre d'inciampo