Palazzo dei Musei

Ex convento francescano, dal 1830 ospita la prima collezione privata del grande naturalista Lazzaro Spallanzani. Nel 2005 un generale ripensamento della piazza e del sistema museale riconsegna alla città l'ultimo piano dell'edificio, inutilizzabile da diversi anni e propone una nuova idea, un nuovo progetto di museo, che si confronta e dialoga con la contemporaneità.

Informazioni

Via Spallanzani, 1 - 42121 Reggio Emilia
Telefono -  Phone 0522 456816 - Musei
Telefono -  Phone 0522 456477 - Uffici
Email musei@municipio.re.it
Sito web - Website Palazzo dei Musei
Sito web - Website Girareggio
Sito web - Website Galleria fotografica

Orari

Orario invernale
da Martedì a Venerdì
09:00 - 12:00

Sabato, Domenica e festivi
10:00 - 13:00  /  16:00 - 19:00

1° Gennaio solo pomeriggio
16:00 - 19:00

 

Orario estivo (Luglio - Agosto)
da Martedì a Sabato
09:00 - 12:00  /  21:00 - 23:00

Domenica e festivi
21:00 - 23:00

Attenzione: le collezioni archeologiche e artistiche del secondo piano (Museo di Preistoria e Protostoria, e Galleria Fontanesi) sono chiuse al pubblico per consentire lo svolgimento dei lavori di ristrutturazione dell’edificio.

Tariffe

Ingresso gratuito

Come arrivare

Centro storico. Il museo si affaccia su Piazza Martiri del 7 luglio ed è collocato di fronte al Teatro Municipale Valli.

Notizie storiche

La storia di Palazzo dei Musei inizia otto secoli or sono, esattamente nel 1256 quando i francescani, per concessione del vescovo Guglielmo Fogliani, si insediano presso la chiesa di San Luca e il contiguo palazzo imperiale, in uso come sede vescovile a partire dal 1195. La trasformazione da palazzo in convento avverrà qualche decennio più tardi. Nel corso dei secoli il convento prende forma, prima sviluppandosi su due piani e intorno a un grande chiostro porticato, quindi dotandosi di un grande spazio adibito a orto e circondato da un muro di cinta. L’aspetto con cui lo conosciamo ora, è dovuto a un grande rifacimento nei primi decenni del Settecento. Durante le soppressioni napoleoniche, Palazzo dei Musei cessa di essere un convento e si trasforma in una caserma e stalla per cavalli, quindi in sede di istituzioni scolastiche.

Dopo la Restaurazione, il palazzo ospita il Regio convitto legale o Collegio giuridico al primo piano e il Regio liceo di Chimica e Fisica al pianterreno. Proprio la presenza di istituti scolastici scientifici porta alla decisione, nel 1830, di allestire la collezione privata di Lazzaro Spallanzani, acquistata dal Comune nel 1799. Nel 1862 il reggiano don Gaetano Chierici fonda il Gabinetto di Antichità patrie, dal 1870 Museo di Storia Patria, articolato in grandi nuclei collezionistici che privilegiano la raccolta e la conservazione di materiale di interesse locale, ma collocandoli nel quadro della tradizione culturale nazionale. Il Museo Chierici di Paletnologia espone materiali di preistoria e protostoria locale raccolti dallo stesso Chierici, accompagnati e messi a confronto con oggetti dello stesso periodo, ma di diversa provenienza geografica, soprattutto italiana. La collezione rispecchia i metodi della nuova disciplina paletnologica che lo stesso Chierici andava definendo.

 

La Galleria dei Marmi, istituita e aperta al pubblico nel 1875, poi restaurata e ampliata nel 1991, ospita reperti in pietra ed epigrafi romane, in gran parte funerarie, resti di decorazioni architettonica, epigrafi e sculture dal Medioevo al XVIII secolo. Marmi architettonici romani sono esposti anche all’aperto nell’adiacente Chiostro. L’Atrio dei Musei conserva, oltre a mosaici con motivi geometrici di età romana, grandi frammenti musivi delle decorazioni pavimentali, risalenti all’XII – XIII secolo, di alcune chiese di Reggio: Duomo, San Prospero, San Giacomo e San Tommaso. Le collezioni ottocentesche si completano con le raccolte naturalistiche di zoologia (sala Antonio Vallisneri), anatomia (sala Paolo Assalini) e botanica. Ad esse si affiancano le raccolte di Etnografia (sala Giambattista Venturi), riallestite nel 1999 con l’integrazione di un nucleo di oggetti acquisiti dal Museo di antichità di Parma.

 

Approfondimento sulla Collezione del Barone Raimondo Franchetti

 

Ampliamento e completamento ideale della Collezione Chierici, è la sala dedicata alla Reggio Romana (1996-1998), nell’ambito delle nuove collezioni archeologiche, comprendente raccolte numismatiche ed epigrafiche, sculture, mosaici, frammenti di architettura, ceramica, oreficeria e arti minori, dalla fondazione romana della città all’età barbarica. Nel maggio 2015 la sala è stata rinnovata con un museo virtuale permanente: Regium@Lepidi-Project 2200, di concezione totalmente innovativa. Esso infatti è dedicato ad una ricostruzione non solo virtuale, bensì anche interattiva della città romana, attraverso l'utilizzo di diverse apparecchiature. In ambito naturalistico, alle raccolte ottocentesche si sono aggiunte quelle dedicate alla Geologia (1989), alla Fauna del reggiano (1992) e l’esposizione dei resti della balena Valentina (2001), cetaceo fossile di 3,5 milioni di anni rinvenuto sulle colline reggiane della Valle del Secchia.


Al piano superiore dell’edificio la Collezione di Preistoria e Protostoria (1992) espone le raccolte archeologiche successive all’ordinamento Chierici, presentando una esaustiva panoramica sulle più antiche civiltà che hanno abitato il nostro territorio, attraverso reperti rinvenuti dai più recenti scavi e ritrovamenti.

La Galleria Antonio Fontanesi, istituita nel 1902 e più volte riordinata, ampliata e arricchita, documenta la cultura artistica a Reggio dal XIV al XX secolo. Si segnalano, all’interno della collezione, le sezioni dedicate ai depositi delle opere d’arte di Bipop-Carire, dell’Istituto d’arte Liceo artistico Gaetano Chierici, della sala dedicata a dipinti, sculture, disegni e incisioni di Antonio Ligabue e della sala dedicata a Marco Gerra.


La storia recente del Palazzo dei Musei inizia nel 2005: il progetto di ripensamento e ristrutturazione del museo viene affidato al grande architetto Italo Rota. La riconsegna alla città dell'ultimo piano dell'edificio, inutilizzabile da diversi anni, costituisce la principale novità introdotta dal progetto di Rota, che intende proporre una nuova idea, un nuovo progetto di museo, che si confronta e dialoga con la contemporaneità. L'architetto ha ricostruito un filo rosso che lega e collega il vecchio con il nuovo, il piano delle collezioni storiche, in primis la Collezione Spallanzani, con il piano della Galleria Fontanesi e delle raccolte archeologiche fino al terzo ed ultimo piano dove il museo si apre alla complessità e contaminazione della contemporaneità. Il confronto è con la generazione dei nuovi musei contemporanei e con i musei civici territoriali che si offrono come opportunità individuale e collettiva in cui l’architettura e i materiali del museo si trasformano insieme in apparato museografico e diventano simultaneamente fonte di esperienza e tramite di conoscenza.

 

Al primo piano è stato interamente rinnovato l’Atrio d'ingresso dotato di libreria, biglietteria e studiolo. In tutti e tre i livelli dell'edificio, poi è stata pensata una Pièce unique: la preziosa e rarissima Tazza d'oro risalente all'età del Bronzo (circa 3.700 anni fa), rinvenuta a Montecchio Emilia; la Venere di Chiozza, classificabile tra i più antichi idoli del Paleolitico; le opere contemporanee “La monta solare”, scultura in ottone e ceramica del 1969-79 di Fausto Melotti; “Croce di luce”, opera di particolare intensità spirituale di Claudio Parmiggiani.
Si tratta di pezzi unici, capolavori che hanno anche una funzione attrattiva speciale e invitano lo spettatore a soffermarsi e riflettere.

 

All’ultimo piano, spazi Laboratorio invitano il pubblico a una partecipazione attiva e critica rispetto ai contenuti della visita e sollecitano la sua creatività. In continuità con questi spazi, l'Agorà, un luogo di scambio e discussione, a rinnovare la dialettica tra il fare e l’essere, tra l’opera e la parola, tra la creatività e lo scambio, il confronto, la partecipazione. È in particolare con l’idea della nuova Manica Lunga, spazio del museo temporaneo, che occupa tutta la grande navata dell’ultimo piano, che si vuole mettere in evidenza il messaggio legato alla contemporaneità a partire dal primo allestimento For inspiration only, curato dallo stesso Italo Rota. Nella Manica Lunga ha trovato nuova collocazione e più adeguate condizioni di visibilità anche lo storico Capodoglio, oggetto particolarmente caro alla memoria della città e uno dei simboli del Museo.