Cimitero Ebraico

Il Cimitero degli Israeliti, di cui non sono stati ritrovati disegni d'archivio, fu inaugurato nel 1808 con la sepoltura di Beniamino Foà, giovane nobile ebreo.

Indirizzo e contatti

Via della Canalina, 1 - 42123 Reggio nell'Emilia
0522 437327 - Istoreco

Cimitero degli Israeliti

Orari di apertura

Oggi il cimitero ebraico di via della Canalina, essendo venuta meno la Comunità reggiana, viene utilizzato raramente per qualche sporadica sepoltura ed è visitabile solo in occasione della Giornata della Cultura Ebraica nel mese di settembre, oppure su appuntamento per le scuole che ne facciano richiesta ad Istoreco.

Come arrivare

Vedi mappa soprastante.

Notizie storiche

In seguito all’emanazione nel 1804 dell’Editto di Saint Cloud da parte di Napoleone “…nessuna inumazione avrà luogo nelle chiese, sinagoghe, ospedali… nè entro la conta di città e borghi…”, anche la comunità ebraica di Reggio, sotto influenza napoleonica in quanto parte della Repubblica italiana, deve spostare il cimitero fino a quel momento adiacente al ghetto nell’attuale via San Rocco e presente sin dal XV secolo.
Nel 1808 nasce il Cimitero degli ebrei extra moenia, circondato da mura (il cosiddetto primo recinto), in cui vengono trasferiti i defunti e le lapidi dal luogo precedente, e in cui si procede alle nuove inumazioni.

Il primo recinto non è suddiviso in zone ma è un campo comune, con le lapidi disposte senza particolare ordine. Nel 1853 il cimitero viene ampliato con una addizione ad est, verso la riva del torrente Crostolo, creando così due recinti separati: il secondo è articolato in campi con piccole edicole e sepolcri familiari che riportano elementi della tradizione ebraica e influenze della tradizione sepolcrale cittadina, dimostrazione del profondo radicamento della comunità nel contesto sociale.
Al centro del muro di cinta est sorge la cappella mortuaria con una facciata in stile neoclassico sul cui frontone triangolare compaiono le quattro lettere ebraiche “he”, iniziali del versetto del Kohelet “vanità delle vanità, tutto è vanità”: è probabile che essa sia opera dell’architetto Pietro Marchelli che progetterà anche il Tempio maggiore di via dell’Aquila inaugurato nel 1858.
Le lapidi più antiche in rispetto ai precetti ebraici non recano mai l’immagine dei defunti, tuttavia gli ebrei italiani hanno abbandonato questo divieto: nel settore nuovo del cimitero infatti molte lapidi datate tra il XIX e il XX secolo presentano un ritratto del defunto sia sotto forma di scultura che di fotografia.