Guastalla

Centro urbano di origine etrusca, tra i più caratteristici della "Bassa Reggiana" sul fiume Po.

Informazioni e contatti

Patrono: Santa Caterina (25 Novembre)
C.A.P. 42016
Giorni di mercato: mercoledì e sabato
Frazioni: San Giacomo, San Girolamo, San Martino, San Rocco, Tagliata.
Altitudine: 25 m s.l.m.
Abitanti: 15.132 al 01 gennaio 2014
0522 839763 UIT
0522 839711 Comune
Comune di Guastalla
Guastalla Storia e Cultura

Come arrivare

In auto: Casello A22 (a Km. 16); Casello A1 (a km 25); collegamento stradale: SS 62 Verona/ Mantova- Parma; SS 63 bivio per Reggio Emilia, coll.: SP con Novellara, SP con Reggiolo.
In treno: dalla stazione FS di Reggio Emilia linea TPER Reggio-Guastalla
In autobus: da Piazzale Europa a Reggio Emilia, linea SETA extraurbana n.87

Notizie storiche

Recenti ritrovamenti archeologici indicano nel periodo etrusco le origini di Guastalla intesa come primo nucleo abitato. Frammenti di vasellame decorato di varia foggia ed utilizzo, oggetti in metallo ed altri più specifici corredi tombali sono segnali di una presenza organizzata. Del resto il fiume, in quanto ampia via di comunicazione verso il mare, è stato da sempre luogo ideale per i commerci, una vera autostrada sui generis per gli scambi e i trasporti di tutta la pianura padana. Non stupisce quindi la presenza etrusca in questi territori né deve sembrare strana l’evidenza di tracce di centuriazione romana come appaiono sia da ritrovamenti che da rilievi fotogrammetrici.
Elementi chiari come lo stesso nome ci testimoniano la sua funzione di "posto di guardia" nel periodo longobardo. Ma è nei documenti storiografici del 864 dove l’imperatore Ludovico II dona Guastalla alla moglie Angilberga che appare per la prima volta il nome della città. È poi dagli anni attorno al mille, con i Canossa, che il nucleo abitativo sorto attorno alla Chiesa di Pieve, ottenuto il privilegio di "nullius dioecesis", comincia ad assumere importanza per la presenza di ampie zone coltivate su terreno fertile a due passi dal Po, area strategica di passaggio.
A conferma del livello di importanza raggiunto da Guastalla nel Medioevo, ben due concili furono ospitati nella chiesa di Pieve, prima nel 1095 con Urbano II, il papa delle crociate e in seguito nel 1106 con il Pontefice Pasquale II. Con l’avvento dei conti Torelli nel 1406 si dà inizio al ciclo dei signori che dominarono e crearono la città in quanto spazio architettonico organizzato con la presenza del palazzo nobiliare, del castello, delle chiese, della piazza.
Questa nuova realtà nata sulla riva destra del Po, in una produttiva zona di pianura, desta l'attenzione di Ferrante Gonzaga, maresciallo di campo dell'Imperatore di Spagna Carlo V, che l'acquista, nel 1539, dalla Contessa Ludovica Torelli con l’intento di farne un possedimento degno della sua casata.
Sotto la dinastia dei Gonzaga, Guastalla raggiunge il suo massimo splendore; furono chiamati architetti di grande fama come il Giunti e il Volterra, ospitò artisti come il Guercino e i Campi, poeti come il Tasso e il Guarini; divenne, grazie alla cura dei suoi duchi, una delle città fortificate più importanti dello scacchiere militare dell'Italia del Nord. Questa connotazione guerriera come fu il simbolo di potenza militare fu anche il segno della sua rovina. Infatti nel 1689, attaccata dagli spagnoli, venne privata dei suoi elementi di fortificazione come le mura e la rocca. Dopo quella data, la città di Guastalla si avviò ad una lenta decadenza politica e militare; ai Gonzaga subentrarono i Borbone di Parma che la posero in un ruolo subalterno; successivamente Napoleone e Maria Luigia: terra di confine del ducato parmense. Infine il Risorgimento ne fece uno dei Comuni d'Italia. Nel Novecento Guastalla passò da una realtà produttiva tipicamente agricola ad una industriale e artigianale pur mantenendo quelle peculiarità di tradizioni legate alla terra come il vino, gli allevamenti e la produzione del Parmigiano Reggiano.
Guastalla rimane una città che riesce a comunicare allo sguardo del visitatore il proprio fastoso passato. Infatti, la città conserva ancora, nelle sue strade, nei suoi palazzi nelle sue chiese, nei suoi monumenti, il fascino discreto di una antica capitale. L'antica via Gonzaga, è come l'asse da cui parte un sistema di strade a scacchiera e conduce al cuore della città, piazza Mazzini, dominata dalla bella statua di Ferrante Gonzaga, opera di Leone Leoni. Sulla piazza si affacciano il Duomo cinquecentesco, ma con una facciata degli ultimi anni dell'800, il palazzo Ducale (1567) purtroppo in gran parte rifatto, il Municipio, con sotto il portico i modelli delle antiche unità di misura. Nel vicino corso Garibaldi è la Biblioteca Maldotti con manoscritti, incunaboli, oltre 30.000 volumi e una ricca quadreria. All'incrocio tra Corso Prampolini e via IV Novembre, l'antica strada del Pallamaglio, si incontra il fulcro della cosiddetta Croce del Volterra, un crocevia urbano che riporta il visitatore allo schema della città ideale. Da notare inoltre la presenza religiosa concretizzata dalle quattro chiese che si ergono alle estremità dei bracci della croce: la cattedrale a nord, l'ex chiesa di San Carlo a sud, la chiesa della Santissima Annunziata o dei Servi ad est e l'ex chiesa del Santissimo Crocefisso. Interessante in via Verdi il Teatro Comunale, restaurato recentemente. Un suggestivo viale porta ai boschi sulla rive del Fiume Po. Nei dintorni di Guastalla due interessanti monumenti. Si tratta dell'Oratorio dedicato a San Giorgio e dell'antica Chiesa di San Pietro di Pieve di Guastalla. Percorrendo il viale dei Cappuccini si raggiunge l'Oratorio di San Giorgio di origine assai antica, tanto da essere citato in un atto del sec. XI. Di chiara impronta romanica, la chiesa presenta una propria suggestione dovuta alle dimensioni raccolte ed al sapiente gioco di elementi architettonici che organizzano l'interno in tre navate di dimensioni contenute, legate alla volontà di farne un luogo di intimo raccoglimento. La strada del Rosario porta a Pieve di Guastalla dove sorge la Chiesa di San Pietro. Eretta intorno al VII sec. ricostruita nel IX secolo dal Diacono Everaldo, ampliata per volere di Berengario, nel secolo successivo essa fu sede di un Sinodo (1095) e di un Concilio (1106). Nel 1471 la Pieve ottenne da Papa Sisto IV il privilegio di "nullius dioecesis", trovando nel 1585 il suo momento di massima importanza per la presenza di sette altari beneficiati e la giurisdizione esercitata su cinque cappelle rurali. Un restauro realizzato nel 1605 coprì alcuni affreschi del XV secolo dando inizio ad una serie di modifiche che hanno portato la chiesa all'aspetto composito che attualmente presenta.

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