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Fondazione Museo Antonio Ligabue

Il museo permanente raccoglie documenti sul pittore Ligabue (Zurigo 1899 - Gualtieri 1965) e documenti vari che riguardano la vita dell'artista. All'interno del Palazzo Bentivoglio (Sala di Icaro) si trova anche la Donazione Tirelli (collezione di costumi teatrali).

Indirizzo e contatti

Palazzo Bentivoglio
Piazza Bentivoglio - 42044 Gualtieri
telefono 0522 221853
cellulare 349 2348333 attivo da Lunedì a Venerdì (08:30 - 12:30) e negli orari di apertura
email info@museo-ligabue.it
sito web Fondazione Museo Antonio Ligabue

Orari

Dal 15 maggio al 14 novembre 2021 aperto in occasione della mostra: Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto

Come arrivare

Gualtieri

In auto
A1 (Casello Reggio Emilia km 20) - A22 (Casello di Reggiolo/Rolo a km 16) - SS63 Mantova-Reggio Emilia; SS62 per Parma-Mantova/Verona.

In treno
Linea ferroviaria Parma-Suzzara.

In autobus
Da Piazzale Europa a Reggio Emilia, autobus extraurbano n° 87

Cenni storici

La Fondazione Museo Antonio Ligabue, costituitasi in aprile 2014, ha lo scopo di gestire e promuovere il Museo Antonio Ligabue e di valorizzare l'opere artistica proseguendo l'intento del Comune di Gualtieri che già aveva dedicato ad Antonio Ligabue in Palazzo Bentivoglio un piccolo Museo Documentario. Il Museo permanente ha lo scopo di preservare e diffondere la memoria di Ligabue e della sua opera e soprattutto fare di Ligabue simbolo e leva di sviluppo culturale e sociale di una comunità, quella di Gualtieri, che ha saputo nel tempo riconoscere nella figura di questo artista uno dei motivi di identità della propria storia. L'esposizione permanente comprende 37 opere rappresentative di tutto il ciclo pittorico dell'artista e delle diverse tecniche: 22 olii e 5 sculture del grande artista gualtierese. È inoltre presente una parte documentaria comprendente tra l'altro 3 lettere della madre e la cartella clinica dei ricoveri nel Manicomio San Lazzaro.

Donazione Umberto Tirelli (Sala di Icaro)
Umberto Tirelli nacque a Gualtieri nel 1928, lavorò per la sartoria “Finzi”, fornitrice di costumi della Scala di Milano, per la “SAFA” e poi creò la “Sartoria Tirelli”, che ha servito clienti come Visconti, Truffaut, Strehler, De Filippo, Fellini, Bertolucci, Angelopulos, Pasolini, Valli, Callas, Zeffirelli, Palazzo Pitti, il Louvre... Alla sua morte lasciò al Comune più di 50 opere di artisti famosi in esposizione permanente: Balthus, Guttuso, Clerici, Mazzacurati.


Salone dei giganti
È la sala più rappresentativa di Palazzo Bentivoglio. Si sviluppa per 34 metri di lunghezza, 16 metri di larghezza e 17 di altezza e risulta completamente affrescata. Il ciclo di affreschi è stato realizzato tra il 1619 e il 1623 con 28 scene tratte dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Queste sono inserite in una grande quadratura architettonica e si suddividono in quattro registri. Nella parte alta del salone un lungo fregio ospita 22 allegorie monocrome, alternate a panoplie, che alludono alle virtù, alla magnificenza, alle arti e alla cultura del marchese Enzo Bentivoglio (il fregio è sormontato inoltre da un cornicione a dentelli - anch’esso dipinto - che un tempo fingeva di reggere un soffitto a cassettoni, ora scomparso). Palazzo Bentivoglio, salone dei giganti

Il secondo registro presenta una serie di 26 telamoni policromi che, seminudi, sorreggono il fregio e cadenzano con la propria presenza le scene della Gerusalemme Liberata, queste ultime incorniciate da finti stucchi e dipinte con monocromie verdi, amaranto, viola e gialle. Nel terzo registro sono illustrati altri episodi del poema di Torquato Tasso, in parte visibili nei sovrapporta (anticipati da putti in finto stucco che reggono gli stemmi dei Bentivoglio) e in parte nascosti da quattro quadri che avrebbero dovuto ospitare quattro grandi trompe-l’oeil (oggi scomparsi) rappresentanti i fasti della famiglia Bentivoglio.

Due quadri dei quattro furono realizzati nel 1628 da Giovanni da San Giovanni (Giovanni Mannozzi), pittore aretino e operante a Roma. Nel quarto registro, a livello del pavimento, sono affrescate sei finte porte. Contemporaneamente sotto i quattro quadri presenti a livello del terzo registro, emergono otto plinti con statue di imperatori romani (oggi ne rimangono solamente sei). Il salone fu affrescato da Pier Francesco Battistelli, pittore ferrarese, con i suoi collaboratori. La struttura decorativa risente delle influenze della scuola dei Carracci e del Guercino (di quest’ultimo Battistelli era stato stretto collaboratore in gioventù).